Scommesse ippiche: da Modena una richiesta urgente di riforme
L’Ippodromo della Ghirlandina di Modena è stato teatro di un importante incontro fra le varie categorie dell’ippica, insieme a rappresentanti di governo e istituzioni. Si è discusso del futuro del settore, sempre più a rischio.
Da Modena il punto sullo stato dell’Ippica
C’è stato un periodo, anche piuttosto lungo, in cui le scommesse ippiche erano le uniche possibili e il settore era fiorente. Poi, con l’inizio del nuovo millennio, è iniziata una crisi che oggi vive una dimensione cronica, quasi irreversibile. Per questo, le varie categorie dei lavoratori dell’ippica si sono ritrovate a Modena, all’Ippodromo della Ghirlandina, per un importante incontro.Tra i convenuti c’era anche un’importante presenza istituzionale nella persona di Remo Chiodi, direttore generale per la divisione che si occupa di ippica all’interno del Ministero dell’Agricoltura. Chiodi ha ribadito l’impegno che il MIPAF sta mettendo, di concerto con l’Agenzia Dogane e Monopoli (ADM), per programmare il rilancio di un comparto in profonda crisi come quello delle scommesse ippiche.
Parliamo di un settore che perde circa 110 milioni di euro all’anno. Tale è il saldo negativo tra i proventi del gioco e le spese necessarie per portare avanti lo spettacolo. I tempi e le abitudini degli italiani sono cambiati, oggi le scommesse ippiche coprono meno dello 0,5% del volume di giocate generato dall’intero settore gaming in Italia. Una riforma non è solo necessaria, ma anche non più rinviabile.
Le proposte: gestione scommesse ippiche al settore
Tutti gli allarmanti numeri di cui si è parlato nel convegno di Modena sono contenuti nell’ultimo Libro Blu di ADM, ennesima istantanea di un declino che va avanti da lustri. E da un tempo altrettanto lungo si parla di riforma delle scommesse ippiche e di un possibile abbassamento delle tasse. Ma c’è un tasto su cui le categorie ippiche spingono maggiormente: l’autonomia.
Secondo gli operatori italiani, uno dei grossi problemi dell’ippica di casa nostra è la burocrazia, o meglio l’avere degli interlocutori politici che non conoscono un settore che necessita di flessibilità e dinamismo. La strada da percorrere, secondo gli addetti ai lavori italiani, è quella tracciata in altri Paesi avanzati, in cui la gestione dell’ippica avviene in forma privatistica o semiprivatistica.
La proposta è allora quella di una sorta di agenzia ippica specializzata, che prenda in mano la gestione delle scommesse ippiche e ne programmi il rilancio. Ovviamente, accanto a tutto questo, servirà l’agognata riforma del settore, che abbassi gli imponibili e le spettanze fisse per lo Stato, così che l’ippica possa tornare a disporre delle risorse necessarie per inseguire una rinascita.