Le elezioni FIGC a inizio 2025: fra liti e lotte di potere
Sulla carta il favorito assoluto è l’uscente Gabriele Gravina, che ha da poco confermato in maniera ufficiale la sua candidatura. Nelle ultime settimane è uscito il nome, non confermato, di Del Piero. Ecco cosa aspettarsi per la nomina del prossimo presidente della FIGC.
Presidenza FIGC 2025, è lotta di potere
Si terranno il prossimo febbraio 2025 le elezioni per definire chi sarà il prossimo presidente della FIGC, una votazione che sulla carta vede un unico, chiarissimo favorito, ma che in realtà, a causa delle lotte di potere interne alla Serie A già da molto tempo in atto, potrebbe anche riservare qualche sorpresa dell’ultimo minuto.
Secondo quanto dichiarato dall’uscente Gabriele Gravina in una recente intervista al Corriere della Sera, la sua candidatura dovrebbe poter contare sull’appoggio incondizionato di Associazione Calciatori, Lega Pro e Lega Nazionale Dilettanti, oltre che gran parte della Lega Serie A, per una percentuale di voti che lo stesso Gravina valuta addirittura nell’82% dei partecipanti all’assemblea.
Il cuore della questione non risiede però, non soltanto almeno, nei numeri puri, quanto nella lettura della divisione in seno ai club di Serie A, che non sono schierati in maniera compatta con Gravina e che in queste settimane si giocheranno una partita importante, propedeutica anche alla corsa per la presidenza FIGC, tramite l’elezione del nuovo presidente della Lega stessa.Sulla carta sarebbero quindici i club della massima serie del campionato italiano di calcio che stanno dalla parte di Gravina: Atalanta, Inter e Juventus, Bologna, Venezia, Udinese, Roma, Como, Parma, Fiorentina, Monza, Genoa, Cagliari. Dall’altra parte invece ci sono Empoli, Lazio, Lecce, Napoli e Verona.
Negli scorsi giorni si è però aperta una nuova breccia, resa evidente dopo la fumata grigia per l’elezione del nuovo presidente della Lega Serie A. Sulla carta infatti l’assemblea dell’organo di rappresentanza dei club di A avrebbe dovuto eleggere in carrozza Ezio Simonelli, commercialista di Silvio Berlusconi, uomo di Adriano Galliani, presidente del collegio sindacale di Mediaset.
I quattordici voti per raggiungere il quorum necessario all’elezione che sembravano ampiamente alla portata sono però diventati, a sorpresa, tredici, un colpo di scena giostrato, come spesso accade nelle stanza delle Lega, dal presidente della Lazio e senatore della Repubblica Italiana per Forza Italia, Claudio Lotito.
Lotitone nostro infatti ha portato in assemblea, prima del voto, un parere del noto giurista Natalino Irti a sostegno di una possibile ineleggibilità di Simonelli al ruolo di presidente delle Lega. Da lì il blocco a favore di Simonelli avrebbe perso due pezzi (si dice che uno sia il Torino di Urbano Cairo), preoccupati di esporre l’organizzazione all’ennesima figuraccia con l’elezione di un candidato incompatibile.
La circostanza riapre, di fatto, anche i giochi in seno alla scelta della presidenza federale, visto che la Lega Serie A, oltre a votare, potrà presentare anche dei candidati e che evidentemente arrivare al 3 febbraio con una leadership meno granitica di quanto sembrasse potrebbe diventare propedeutico a qualche incredibile colpo di scena.
Sullo sfondo, infatti, ci sono due elementi da tenere in considerazione. Il primo è l’inchiesta penale per autoriciclaggio che coinvolge Gravina e che, probabilmente, porterà a processo l’attuale presidente federale su richiesta della procura di Roma.
Se dovessero arrivare notizie definitive circa l’incriminazione dell’attuale guida FIGC potrebbe materializzarsi la candidatura di Luigi Abete, fratello dell’ex presidente federale Giancarlo e oggi alla guida della Lega Nazionale Dilettanti. Nello stesso, eventuale scenario di caos potrebbe infine emerge il nome di Alessandro Del Piero, che è circolato molto nelle ultime settimane: dal diretto interessato non sono però arrivate conferme.
Un calciatore alla presidenza della FIGC
La candidatura di Del Piero, insomma, potrebbe arrivare in caso di convergenza di due fattori: da una parte la decisione di Abete di scendere in campo legata alle inchieste giudiziarie a carico di Gravina, dall’altra una Lega Serie A costretta a trovare la quadratura del cerchio oltre il nome di Simonelli, dunque spostandosi verso una figura gradita anche al gruppo dei club “ribelli” guidato da Lotito e De Laurentiis.
In questo caso, Alessandro Del Piero diventerebbe un nome importante e spendibile, in grado di compattare diverse sensibilità istituzionali e, in quanto vera e propria icona del calcio italiano, forte anche di un notevole consenso popolare all’esterno delle stanze assembleari.
Dalla sua, l’ex Pinturicchio ha mostrato apertura, facendo capire che difficilmente correrebbe contro Gravina, ma che potrebbe essere disponibile a valutare una proposta nel caso ci fosse ampia convergenza sul suo nome.
Di sicuro c’è che una sua candidatura segnerebbe una vittoria tout court di Claudio Lotito e, allo stesso tempo, scompaginerebbe il fronte dei club sinora fedelissimi a Gravina, rimettendo tutto in gioco per la presidenza FIGC e obbligando tutte le parti a una nuova riflessione di merito.
Infine, diamo un’occhiata a come funzionano, dal punto di vista pratico, le elezioni per la più alta carica FIGC. ll si elegge con un voto segreto, espresso da 276 delegati. La vittoria si ottiene conquistando il 50% + 1 dei voti a disposizione, tenendo però conto ogni componente votante ha un peso specifico diverso, e che infatti se è vero che i delegati sono 276, i voti totali sono 516.
Il peso maggiore nel voto è appannaggio della Lega Nazionale Dilettanti, che vale 176,53 voti, mentre la Serie A, nonostante un peso ponderale di 3.1 voto per preferenza, conta “soltanto” per 62 voti complessivi. Insomma, il meccanismo è tortuoso e molto meno scontato di quanto ci si potrebbe immaginare e per questo, nonostante Gravina parta in pole position, c’è da metter in conto un possibile colpo di scena.